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Artigos - Il Poema Visuale e lo Sperimentalismo
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Il poema visuale e lo sperimentalismo.
La transitività del vedere-leggere
di Hugo Pontes

(Traduzione di Angelo Manitta)

È chiaro che non è facile accettare situazioni nuove o concetti o vesti nuove per antiche abitudini che si rifanno alla storia peculiare dell’uomo e alla sua necessità di comunicare con i suoi simili. La pittura rupestre, prima di essere pittura, prima di essere arte, è stata una forma di comunicazione tra gli uomini, nostri antenati, che crearono simboli grafici per capirsi tra di loro. Le forme di comunicazione da allora, hanno subito un’evoluzione e hanno trasformato il mondo in un immenso villaggio diviso da una grande massa d’acqua. Dal primo vagito umano alla comunicazione cibernetica, l’obiettivo è stato sempre uno solo: il desiderio di dire qualcosa a qualcuno servendosi delle più varie forme di scrittura. Lo scrittore francese Paul Valéry, diceva che «la forma è una ricerca difficile». In tutti i tempi, nella creatività letteraria, la forma è stata una ricerca complessa per coloro che ne hanno fatto uso nella creatività e nell’innovazione, come appunto dicono i poeti “antropofagici” Gregorio de Matos, Augusto dos Anjos, Osvaldo de Andrade e Mario de Andrade e gli altri concretisti. Roland Barthes nel “Grado zero della scrittura” afferma che l’innovazione ha sempre ottenuto «nell’evoluzione formale la costituzione del segno e la proprietà di corporazione». E ancora Barthes dice: «La moltiplicazione delle scritture è un fatto moderno che obbliga lo scrittore ad una scelta, che fa della forma l’elemento conduttore e suscita un’etica della scrittura». Molte potrebbero essere le rivoluzioni formali, ma nessuna è stata tanto incisiva quanto quelle intraprese dal movimento modernista. Dal modernismo deriva quello che oggi è forma e sperimentalismo: “Il poema visuale.” Perché, infatti, non unire le immagini alle parole, se la parola già è, da sola, immagine? Convenzionale, è vero, in quanto ad essa siamo profondamente legati. Unire parole e immagini non è un privilegio del poema visuale. La pittura, modernamente, ormai lo fa dal momento in cui questa pratica plastica è penetrata nei pittori primitivisti. Secondo un proverbio cinese «L’immagine vale più che mille parole».

I nostri antenati ci hanno tramandato la loro storia sulle rocce delle caverne, attraverso un linguaggio ingenuo, ma pieno di metafore. L’immagine attrae. Perché un film conquista le persone? Quale magia avvince il telespettatore davanti ad una TV o attacca un adolescente per ore ad un computer? Senza dubbio l’immagine attrae. “Il poema visuale” riflette l’immagine poetica dell’esistenza e del mondo. Fotografa ciò che pensa il poeta. Vedere è il migliore rimedio. E la prima lettura che facciamo del mondo, è la lettura del mondo delle immagini. Leggere è un aspetto culturale, un processo educativo. È una necessità di sopravvivenza sociale attraverso la scuola. Vedere è naturale. Leggere è un tirocinio formale. Vede(legge)re trova la sua sintesi nel “Poema visuale”, e questo non è sorto per caso. Esso è, senza dubbio, frutto dell’evoluzione delle diverse correnti letterarie che, a lungo andare, procureranno un modo nuovo di leggere ed esprimere il mondo, senza cui il foglio di carta rimarrebbe bianco, o piagato, senza comunicare niente a nessuno. Questo lo può testimoniare colui che viaggia e conosce appena la propria lingua d’origine. Egli, andando per il mondo, si accorgerà che, a dispetto delle barriere linguistiche, non avrà alcun problema ad attraversarlo. E questo perché l’umanità parla soprattutto con gesti, segni ed espressioni fisiche. Si serve di figure, disegni e simboli ed altri vari ritrovati visuali.

Il mondo e il suo immenso orizzonte offrono al viaggiatore l’opportunità di proseguire. All’artista, come viaggiatore e osservatore sensitivo, tocca riflettere, ardire e sperimentare le tendenze della comunicazione e incorporarle alla sua arte. Andare avanti è collocare il poema in una continua evoluzione. Questa evoluzione, come dice il poeta Márcio Almeida, è uniVEDERsalizzante, senza paraocchi didattici, è un esprimersi in evoluzione, stabilendo l’incontro tra il poema e il suo contenuto come tra lettore-partecipante senza la preposizione che faccia da ponte tra l’azione e la parola.

 
   
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